Il restauro, realizzato tra il 1997 e il 2013, ha riportato i volumi interni dell’edificio al loro assetto originario, eliminando i frazionamenti dei suoi ampi spazi che erano stati costruiti nel corso del tempo per rispondere alle esigenze dell’ospedale e delle successive temporanee funzioni dell’edificio. Oggi la struttura originaria è di nuovo chiaramente leggibile, con i suoi notevoli valori architettonici e il suo impianto chiaro e razionale. Al piano terra erano collocati i servizi: la legnaia (con volte in muratura per contenere eventuali incendi), la lavanderia, la cisterna per l’acqua piovana, i depositi per le scorte alimentari, la cucina, fornita di due grandi camini che servivano anche per scaldare, grazie alle canalizzazioni nei muri, le stanze dei malati al primo piano. Nel piano ammezzato erano collocati gli appartamenti del custode e del cappellano. Al primo piano c’erano le sale destinate ai ricoverati, suddivise in due ali separate, una per gli uomini e una per le donne. Le aree per i malati erano ampie, luminose e ben arieggiate, secondo un criterio innovativo e moderno. Vi erano poi le stanze adibite ad infermeria, chirurgia, sala parto. Dall’ala delle donne si poteva assistere alla messa nell’oratorio attraverso due finestre fornite di grata. Il corpo sul retro dell’edificio era la casa del medico. Nel cortile c’era la cella mortuaria.

Il restauro dell'edificio

Il restauro, realizzato tra il 1997 e il 2013, ha riportato i volumi interni dell’edificio al loro assetto originario, eliminando i frazionamenti dei suoi ampi spazi che erano stati costruiti nel corso del tempo per rispondere alle esigenze dell’ospedale e delle successive temporanee funzioni dell’edificio. Oggi la struttura originaria è di nuovo chiaramente leggibile, con i suoi notevoli valori architettonici e il suo impianto chiaro e razionale. Al piano terra erano collocati i servizi: la legnaia (con volte in muratura per contenere eventuali incendi), la lavanderia, la cisterna per l’acqua piovana, i depositi per le scorte alimentari, la cucina, fornita di due grandi camini che servivano anche per scaldare, grazie alle canalizzazioni nei muri, le stanze dei malati al primo piano. Nel piano ammezzato erano collocati gli appartamenti del custode e del cappellano. Al primo piano c’erano le sale destinate ai ricoverati, sudivise in due ali separate, una per gli uomini e una per le donne. Le aree per i malati erano ampie, luminose e ben arieggiate, secondo un criterio innovativo e moderno. Vi erano poi le stanze adibite ad infermeria, chirurgia, sala parto. Dall’ala delle donne si poteva assistere alla messa nell’oratorio attraverso due finestre fornite di grata. Il corpo sul retro dell’edificio era la casa del medico. Nel cortile c’era la cella mortuaria.

Destinazione attuale della sede

L’edificio oggi ha una destinazione museale, sancita dal Protocollo d’Intesa tra il Ministero per i beni culturali ed ambientali, la Regione Emilia Romagna, l’Istituto per i beni artistici, culturali e naturali della Regione Emilia Romagna, la Provincia di Ferrara e il Comune di Comacchio del 30 gennaio 1997 e dai successivi accordi tra i suddetti Enti.