Geografia del delta romano

Dopo aver sconfitto i Galli Boi e Lingoni, Roma estende il proprio dominio sul Delta del Po. La zona diviene una colonia romana le cui terre vengono distribuite ai veterani dell’esercito e della flotta militare di stanza a Ravenna, oltre che a comuni cittadini.
Dopo il declino della città etrusca di Spina, non si sviluppa nel territorio un vero e proprio centro urbano. È invece testimoniata l’esistenza di fattorie, ville, vici e pagi, cioè villaggi rurali. Sono presenti anche latifondi (saltus), alcuni dei quali di proprietà imperiale, gestiti da servi e liberti dell’imperatore, che hanno in Voghenza – Vicus Abentia – il polo amministrativo di riferimento.

Viatores et velatores salvete et bene valete, “un saluto beneaugurante a coloro che percorrono le vie di terra e di acqua”.
Nel saluto di Aufidia Venusta su un’iscrizione sepolcrale da Portomaggiore appaiono i principali tratti geografici del territorio deltizio e l’esistenza di un importante sistema di comunicazioni. Gli assi fondamentali sono la via Popilia, che permette di raggiungere il Veneto partendo da Rimini (Ariminum), i canali artificiali di navigazione interna (fossae) che la affiancano, e le lagune retrocostiere.
La più importante delle fossae è la Fossa Augusta, fatta scavare da Augusto per collegare Ravenna con il Po e con le più principali città del Veneto. L’accesso al mare avviene mediante le foci del Po, di cui gli scrittori antichi tramandano le diverse denominazioni: ostium (porta) Caprasiae, Sagis, Volanae.

Le risorse del delta

La ricchezza ambientale del Delta alimenta in età romana un’economia diversificata e ben organizzata a fini fiscali e commerciali, anche ad ampio raggio.
Le attività economiche principali sono l’allevamento degli animali, soprattutto maiali, la caccia e la pesca, diffusa nelle acque salse lagunari, nei fiumi e in mare, l’allevamento ittico, così come la produzione del sale, essenziale nella preparazione del garum, la famosa salsa a base di pesce.
Le piante palustri forniscono la materia prima per la fabbricazione di canestri, stuoie, frecce, e per la copertura dei tetti, soprattutto negli edifici in legno e terra. L’agricoltura è volta soprattutto alla coltivazione dei cereali e dei Legumi, e alla produzione vinaria.
L’ambiente deltizio è ideale anche per la produzione di ceramiche e laterizi (mattoni, tegole, coppi), grazie all’abbondanza d’acqua e argilla, di boschi di pioppi, querce, larici e pini marittimi che forniscono la legna da ardere per le fornaci. Nelle proprietà imperiali e nelle ville sono attestate molte officine (figlinae) di laterizi, testimoniate dalle grandi quantità di tegole e mattoni bollati con marchio di fabbrica. In particolare, la manifattura denominata Pansiana, dal nome del proprietario Vibio Pansa, fu attiva fino alla prima metà del I sec. d.C.

Augusto e il culto imperiale

Adottato per testamento da Caio Giulio Cesare, assassinato nella curia romana il 15 marzo del 44 a.C., a soli 19 anni Ottavio ambisce a a conquistare il potere supremo a Roma. Dopo aver sconfitto i suoi ultimi rivali, Marco Antonio e Cleopatra, nelle acque greche di Azio nel 31 a.C., rimane padrone indiscusso della Repubblica e viene chiamato Augusto. Da erede di un potere che gli è stato trasmesso da Cesare, diviene pater, fonte di ogni potere, signore dei trionfi, l’uomo che realizza i fati di Roma. In pochi anni la Repubblica diventa Impero e il potere si trasmette per successione dinastica.
Ogni forma d’arte, dall’architettura dei templi alle statue poste nei teatri e sugli archi onorari, dalle poesie d’amore ai poemi epici, e ogni espressione dell’artigianato, più o meno nobile, dalle gemme alle ceramiche da mensa fino alle monete usate ogni giorno da tutti parlano di Augusto e della sua dinastia, del nuovo ordine delle cose che egli ha dato al mondo. I Romani venerarono Augusto e i membri della sua dinastia come se fossero dèi, senza mai dimenticare che, finché in vita, erano solo uomini. L’ultimo di essi fu Nerone, morto suicida durante una rivolta popolare.

Il culto – Il Po / Eridano

Il fiume Po era venerato con il nome di Eridano lungo tutto il suo corso, per assicurarsene i favori.

Le sue acque irrigano infatti pingui campi e selve amene,
ma portano anche rovina perché il re dei fiumi
straripa e travolge pe’ campi stalle e armenti
(Virgilio, Georgiche, I, 481-83).

Il culto è testimoniato da alcune antefisse in terracotta rinvenute nello scavo della villa di Agosta, che sembrano interpretare l’immagine, umana e taurina insieme, che Virgilio dà del fiume:

E dorato le corna col volto taurino Eridano,
di cui non c’è fiume che si riversi violento
per fertili vaste campagne nel mare purpureo
(Virgilio,Georgiche, IV, 371-73).

Una piccola ara e una lastra votiva testimoniano il culto delle Giunoni, Iunones matronae, dee dell’abbondanza e dei frutti della terra, e anche di Silvano, dio dei boschi e della beatitudine agreste, protettore dei pastori, degli armenti e della proprietà.

Una brocca proveniente dagli scavi della villa di Agosta, con sul fondo la dedica alla Fortuna, attesta il culto rivolto a questa divinità del caso e del destino.

Ville e stazioni di posta

Il territorio in epoca romana è punteggiato di ville, di stazioni di posta e di impianti produttivi. Le ville comprendono solitamente una parte residenziale (pars urbana), arricchita da mosaici e ambienti affrescati, e una parte produttiva (pars rustica/fructuaria), destinata allo stoccaggio delle derrate, al ricovero degli animali, e alla lavorazione dei prodotti agricoli e delle risorse del territorio.
La villa di Bocca delle Menate ha restituito ambienti riccamente affrescati e mosaicati, pertinenti alla residenza del dominus, e diversi ambienti con vasche e canalette. Lungo la Fossa Augusta sono state individuate altre strutture a carattere produttivo o per l’immagazzinamento.
Parte integrante del cursus publicus (il sistema imperiale dei trasporti di uomini e merci) sono le stazioni di posta (mansiones, mutationes e stationes), ubicate lungo le più importanti vie di comunicazione. In questi luoghi è possibile non solo trovare pernottamento, ristoro e cavalcature fresche, ma anche passare alla navigazione fluviale verso l’interno della pianura, oppure proseguire verso l’Adriatico.